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Fraz. San Sicario Alto C13 - Cesana - TO
Lo spazio di Sansicario nasce per ospitare progetti realizzati con la collaborazione di gallerie italiane e internazionali e per dare la possibilità di proporre cultura in territori dislocati. Il progetto nasce con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio.
«Interpreto questa seconda sede come uno spin-off dove presentare progetti freschi e innovativi, e invitare colleghi italiani e internazionali con le loro nuove proposte.
Non come una galleria statica, ma come incubatore di progetti e di collaborazioni» -Umberto Benappi, aprile 2024.
Il nuovo spazio di 160 mq, più ampio e luminoso, è situato di fronte alla sede precedente. Un cambiamento che riflette la volontà di crescita della Galleria e il suo impegno a sviluppare progetti sempre più ambiziosi e a proseguire nella mission che da sempre guida questa seconda sede: promuovere cultura anche nei territori decentrati.
La Galleria Umberto Benappi, con il supporto creativo di Riccardo Pietrantonio, inaugura la stagione estiva nella nuova sede di Sansicario Alto con la mostra Non è il quadro che vorrei.
Realizzata con il contributo di Gian Enzo Sperone, la mostra si configura come una grande esposizione collettiva, in cui artisti emergenti ed established, convivono e dialogano in un unico progetto, concorrendo simbolicamente verso un obiettivo comune: mettere in discussione il nostro modo di guardare e giudicare l’arte.
Il pubblico è, infatti, invitato ad orientarsi liberamente tra la selezione di dipinti e sculture presentata e a costruire autonomamente il proprio percorso.
Le opere proposte sono accomunate dalla capacità di disorientare le aspettative dello spettatore. Accostamenti inattesi, linguaggi e tecniche diverse, significati antitetici e nascosti, paradossi e provocazioni: è in questo contesto che il visitatore è chiamato a formulare le proprie considerazioni, a scegliere, confrontare o comparare ciò che vede. Che si tratti di giudizi positivi o negativi, la mostra vuole stimolare ironicamente il pubblico a interrogarsi su ciò che sta guardando, poiché è attraverso il dialogo e il confronto intellettuale che arte e cultura acquisiscono il loro significato.
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